| S.Vito (Martire) *** Festa 2003 *** |
Abbazia S.Vito
4Km. a Nord-Est di Polignano
VITA DEL SANTO PATRONO
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Secondo la tradizione S.Vito sarebbe nato a Mazara del Vallo o a Marsala, antiche città della Sicilia occidentale, da Hila di nobile stirpe ma non cristiano, e da Bianca, virtuosa matrona devota a Cristo, intorno all'anno 286.
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Ancora in fasce perdette la mamma, e venne affidato alla nutrice Crescenzia.
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Si dice che quando al dodicesimo giorno dalla nascita, il padre Hila volle attaccare al collo del bambino la bulla, cioè una medaglia con l'effigie degli dei Penati (protettori) della casa, l'infante si mise a strillare e si strappò dal collo quell'amuleto pagano buttandolo via.
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Accettò invece una crocetta che Crescenzia
gli aveva messo al collo di nascosto del padre, come pure accolse di buon grado
gli insegnamenti Cristiani impartitigli dalla nutrice.
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Quando Vito fu un po' cresciuto, suo padre gli diede come precettore Modesto,
uomo saggio e dotto di Mazara, affinché lo istruisse nelle lettere e nelle
scienze: ma anche questo pedagogo era cristiano. Durante un'assenza del patrizio
Hila, molti del suo palazzo si convertirono e ricevettero il battesimo da
Modesto: primo fra tutti fu il giovanetto Vito.
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Si narra che a questi, appena battezzato, sia apparso il suo Angelo custode che gli consegnò una croce, come presagio del suo martirio: attributo che accompagnerà sempre le raffigurazioni del Santo.
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Il 23 febbraio del 303 fu emanato,
dall'imperatore Diocleziano, l'editto di persecuzione contro i cristiani e, mentre dalla
dimora gentilizia si divulgava la nuova religione, giunse a Mazara il funesto
decreto imperiale.
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Di ritorno Hila, venutone a conoscenza, non trascurò nessun mezzo, ne castighi severi, ne minacce, per spaventare il figlio ed indurlo a rinnegare la religione abbracciata in sua assenza, ma nulla valse a smuovere la fede incrollabile dell'adolescente.
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Allora il crudele genitore, visto inutile ogni
tentativo, consegnò il figlio al prefetto della Sicilia Valeriano affinché
questi, con la sua autorità, riportasse Vito al culto degli dei dell'impero.
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Egli ordinò che il giovane venisse sottoposto alla flagellazione, ma ad un
tratto, mentre i carnefici aizzati da Valeriano, infierivano contro quelle
membra innocenti, ecco che le loro braccia si paralizzarono e soltanto per le
preghiere di Vito, ritornarono a muovere gli arti. Solo allora il crudele
tiranno rimandò il Santo alla casa paterna.
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Tuttavia un angelo del Signore apparve in sonno a S. Vito e lo invitò a fuggire di casa con i suoi educatori e a rifugiarsi, nottetempo, su di una barca ormeggiata sul lido per divino favore. Guidati dall'Angelo in sembianze di nocchiero, navigarono verso Capo Egitarso, oggi Capo S. Vito, dove si rifugiarono in un bosco ed iniziarono il loro apostolato evangelizzando pastori e contadini, nonché compiendo i miracoli di guarire chi veniva morsicato dai cani rabbiosi.
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Poi i tre santi passarono a Regalbuto, a Sortino, a Vizzini, in
Calabria e in Lucania presso il fiume Sele e la loro fama taumaturgica si
sparse ben presto cosicché vennero ritrovati dai soldati dell'imperatore che li
portarono a Roma.
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Nella città eterna S. Vito guarì nientemeno che la figlia dell'imperatore
Diocleziano, il quale gliel'avrebbe anche data in sposa ricolmandolo di onori, a patto
però che abiurasse la fede cristiana.
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Vista vana ogni lusinga, l'imperatore ordinò che i tre santi venissero immersi in una caldaia di pece bollente e piombo liquefatto: ma da questo martirio uscirono indenni.
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Furono allora condotti nell'anfiteatro e dati in pasto ai cani idrofobi ed ai leoni, che si ammansirono stendendosi ai piedi di Vito.
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L'imperatore, sommamente adirato perché la folla degli spettatori cominciava a agitarsi, comandò di porre i tre confessori della fede su di un rogo, affinché consumassero il loro martirio: era il 15 giugno dell'anno 304.
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I resti dei tre Santi vennero poi raccolti di nascosto da una nobildonna:
Fiorenza
principessa di Salerno.
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Ella fu salvata da una tempesta sul fiume Sele. Mentre era per annegare le apparve, per volontà di DIO, S.Vito che la liberò dal pericolo. La Principessa, grata del miracolo ricevuto, fece voto a S.Vito e ai suoi Compagni di custodire i loro corpi.
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Ella si impegnò a trasferire i loro corpi per un degna e onorifica sepoltura in un luogo detto "Locus Marianus" allocato in Puglia, in conformità al desiderio del Santo.
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La principessa gli domandò, durante un sogno, dove fosse tale luogo e S.Vito rispose: "Presso il Castrum Polymnianense un volta distrutto dall'esercito di Giulio Cesare".
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Donna Fiorenza, quindi, acquistò alcuni poderi che donò ai Frati Benedettini che allora stavano in quel luogo perché custodissero le spoglie del Santo.
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Quel luogo è dove ora sorge l'Abazia di S.Vito in territorio di Polignano a Mare (antico Castrum Polymnianense).
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ricerche di Riccardo Giuliani (2002)
La vita - dal "Leggendario de' Santi" di Jacopo da Varazze
Questi Santi [Vito, Modesto e Crescenza]furono lavorati per mano del meglior maestro di lavorare Martiri, che fusse al Mondo, e questo fu l'Imperatore Diocletiano, il quale tolse (anzi diede) la vita a piu' Martiri, che nessun'altro persecutore della Chiesa: oltre che i tormenti e Martirj, che gli faceva patire erano terribilissimi.
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Di modo che per questo si presume che
essi stiano in luogo alto, et eminente, in quello cosi' degno edificio. La vita
di questi Santi cavata da un libro antico scritta a mano con il quale si accorda
Beda, et altri Autori di Martirologj, fu in questo modo.
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Al tempo ch'era Giudice nell'Isola di Sicilia un crudel huomo chiamato Aureliano, durando ancora la crudelissima persecutione, che Diocletiano, e Massimiano fecero contra i Christiani era nella medesima Isola un'huomo ricco, e potente chiamato Hila. Costui havea un figliuolo di eta' di dodici anni, che haveva nome Vito: il quale contra la volonta' del Padre, ch'era Gentile, e senza sua saputa, si fece Christiano, e fu battezzato.
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Aureliano hebbe di cio'
notizia, anzi intese per certo, che Vito era Christiano: onde fece chiamare suo
Padre, et avvisollo, che procurasse far si' che il suo figliuolo si mutasse di
proposito, se non voleva rimanerne senza. Il Padre parlo' a Vito, et hora con
preghi, hora con minaccie, hora con lusinghe procurava, che il figliuolo si
mutasse di fantasia.
Ma vedendo, che non faceva profitto alcuno, lo meno' dinanzi al Giudice il quale
parlo' in questo modo: 'Dimmi un poco, qual e' la causa, che un giovinetto della
tua eta' vogli contrafare alli precetti de gli Imperatori, polche vietando essi,
che non si adori un'huomo fatto morire in Croce, tu lo vuoi nondimeno adorare:
Adora adunque i Dei, che essi, e noi altri tutti adoriamo; se tu non vuoi, che
lasciando da parte il rispetto, che ho portato a tuo Padre, et il riguardo della
tua poca eta', io ti castighi con il medesimo rigore, che ho castigati altri
della tua opinione'.
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Il savio giovinetto Vito, come s'egli fusse stato di perfetta eta' gli rispose: 'Io non sono per adorare i Demoni, ne' sono per humiliarmi a' statue vane, et ingannatrici.
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Io mi sono messo in cuore di servire Giesu' Christo, Figliuolo di
Dio vivo, lui e non altri sono per adorare'.
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Quando il Padre di Vito intese questo, alzo' la voce, e piangendo disse: 'Habbiate
compassione di me, cittadini, et amici miei, polche avendo un figliuolo solo, lo
vedo perire, senza potervi rimediare'. Disse all'hora Vito: 'Non pensare, Padre
mio, che io perisca: anzi doveresti rallegrarti, si' come io mi rallegro,
vedendo ch'io merito essere contato nel numero de i Santi Martiri'.
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Disse Aureliano: 'Qui' bisogna mutare stile; sino al presente ho havuto riguardo all'amicizia di tuo Padre, ma hora lo mettero' da parte'. E cosi' lo fece spogliare, e battere alquanto per fargli paura; ma perche' con quel castigo non fece profitto alcuno, commando', ch'egli fusse tormentato con maggior rigore, e crudelta'.
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I ministri volsero cominciare il tormentare il Santo: ma in un subito
si sentirono haver le braccia attratte, et il medesimo avvenne al Giudice il
quale disse al Padre di Vito: 'Questo tuo figliuolo esser mago, egli mi ha fatto
perdere le braccia, che non me ne posso servire'.
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'Io non son mago', disse il Santo giovane, 'ma son servo di Dio. Egli ha
gastigato te, perche' tu fai tormentar me, e se io lo prego fara' risanarti le
braccia'.
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Aureliano disse: 'In questo conoscero', che tu dici la verita', che il tuo Dio
sia onnipotente, e merita di essere adorato'.
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Vito fece oratione per il Giudice, e subito egli si risano' con molto suo
contento; e per non vedersi di nuovo in simile pericolo, disse al Padre di Vito:
'Piglia il tuo figliuolo, e persuadergli al meglio, che potrai, ch'egli adori i
nostri Dei, perche' io non voglio piu' havere, che far seco'.
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Hila meno' il figliuolo a' casa, e non lascio' cosa, che non facesse per farlo mutare di proposito. Il santo giovanetto era tutto afflitto, per i tormenti, che haveva havuti onde il Padre lo fece mettere in un letto adorno, e delicato. Fece poi venire molti musici con vari stromenti, accioche' sonando gli dessero trattenimento.
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Fece poi venirvi delle giovani bellissime, che lo servissero, e gli facessero carezze, promettendo premio grande a' quella, che con le sue lusinghe lo facesse innamorare. Tutte queste diligenze non fecero effetto alcuno, perche' il santo giovane sempre era piu' costante.
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E perche' egli dubitava, che quelle giovani non lo provocassero a' mal fare con le loro lusinghe, e carezze, dimandava ajuto a' Dio, e cercava di allontanarsi da esse, come se fussero stati animali velenosi.
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Una volta lo lasciarono solo, perche'
lui volse cosi', e fu' visitato da gli Angeli, e consolato grandemente da essi,
e gli insegnarono il modo, come egli doveva fare, per fuggire da suo Padre.
Vito adunque parlo' con Modesto, e con Crescentia, che l'haveva allevato, e
tutti insieme entrarono in una barca, e passorno in Italia.
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L'Imperatore Diocletiano haveva una figliuola spiritata, ed il Demonio disse, che si partirla da lei se veniva quivi Vito, e diede notitia dove egli era. L'Imperatore mando' per lui, e fu' condotto alla sua presenza in compagnia di Modesto, e di Crescentia.
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Lo ricerco' l'Imperatore, che egli risanasse la sua figliuola, e li
disse la causa perche' egli ricercava tal cosa.
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Ando' Vito dov'era la giovane, e posegli la mano sopra la testa, e disse: 'In
nome di Giesu' Christo io ti commando spirito maligno, che tu ti parti da questa
creatura sua'.
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Il Demonio si parti' urlando terribilmente, e nel partirsi tratto' male alcuni Gentili, che si erano fatti beffe di Vito, non credendo, che lui dovesse risanare l`inferma.
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L'Imperatore fece molte carezze a' Vito, e gli pose grande affettione, perche' egli era di bella presenza, ma havendogli sentito nominare Giesu' Christo, gli dimando' se lui era Christiano.
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Et intendendo di si', per esser lui nemico capitale di tutti loro, e non havendo riguardo al beneficio da lui ricevuto, comincio' a' persuadergli, che adorasse gl'Idoli, e che lo terria in luogo di figliuolo, e lo farebbe persona principale dell'Imperio.
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Vito fece
gagliardamente resistenza, per il che l'Imperatore lo fece mettere in una oscura
prigione, in compagnia di Modesto, e di Crescentia. Il Santo Giovane stando in
prigione, cantava con il Profeta David, e diceva: 'Deus in auditorium meum
intende'.
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Dimandava gratia a' Dio, che l'aiutasse a poter sopportare quel travaglio, et
altri per amor suo. Apparve nella prigione un grande splendore, et in esso si
udi' una voce, che disse: 'Sta' costante Vito servo mio, perche' sempre io ti
aiutero''.
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I Guardiani della prigione udirono quella voce, e viddero lo splendore, et andorno a' dare avviso all'Imperatore di quello, che havevano udito, e veduto. Inteso questo l'Imperatore gli fece condurre alla sua presenza.
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Per la strada Vito andava facendo animo a' Modesto, et a' Crescentia, dicendogli, che hormai si avvicinava il tempo del loro trionfo, pero' havessero buon animo in tutto quello, che gli potesse avvenire, havendo risguardo al premio, che Dio haveva apparecchiato per loro in Cielo.
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L'imperatore, havendo fatte alcune dimande a' Vito, et havendo veduto la sua costanza lo fece
menare all'Anfiteatro, che era il luogo dove si facevano i giuochi, e feste publiche, e dove si facevano morire diverse fiere. Si congrego' quivi molta gente di tutta Roma, per vedere quello, che si faria.
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L'imperatore fece accendere un gran fuoco come una fornace, ch'era
piena di piombo, di resina, e di pece, e quando fu' bene acceso comando' alli
ministri, che vi gettassero dentro Vito, dicendo: 'Hora vedremo se il tuo Dio
puo' liberarti dalle mie mani'.
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Vito si fece il segno della Croce, et entro' nel fuoco, e subito scese un'Angelo dal Cielo, il quale allontano' la fiamma dal Santo, e fece si' che il fuoco non gli fece lesione alcuna. Cantava il Santo Martire Hinni Spirituali, in lode di Dio, in mezzo del fuoco, e tutto il popolo era pieno di maraviglia.
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Egli al fine
usci dalla fornace senza segno alcuno di essere stato nel fuoco, anzi che pareva
piu' bello assai di prima.
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L'Imperatore comando' poi, che gli fusse lasciato un feroce Leone, accioche' lo divorasse, dicendo, che contra quell'animale, non gioveriano incanti.
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Il Leone
fu lasciato, e Vito gli fece incontro il segno della Croce, et egli depose la
sua ferocita', e si getto' a' piedi del Santo, come se fosse stato un'Agnello.
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Diceva Vito all'Imperatore: 'Vedi Diocletiano, che le bestie riconoscono il loro
Signore, e gli sono obbedienti; e tu gli sei disobbediente, e non lo vuoi
conoscere'.
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Non attese 1'Imperatore alle sue parole: ma comando', che lui, Modesto, e Crescentia fussero messi in un certo tormento, chiamato Catasta, ch'era simile all'Equleo, ancora che fussero differenti in questo, che nell'Equleo i corpi stavano sospesi, e dritti, e nella Catasta stavano distesi.
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In quel tormento i membri de' martiri furono tutti smossi, e fossa delle gionture mosse dal loro luogo, per le crudeli legature, che attorno gli facevano; se gli vedevano gl'interiori, essendosi rotto il corpo in piu' luoghi.
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Questo fu' un tormento tanto terribile, che basto' per far perdere la vita a' tutti tre' Santi martiri. Il Cielo era sereno, et in un subito si ranuvolo'; e comincio' a' sentirsi molti tuoni, e cadere saette assai con gran danno di molti tempi degl'Idoli, e di molti Gentili, che perirono.
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I corpi di questi Santi martiri furono sepolti da una nobil matrona, chiamata Fiorenza. La Chiesa celebra la loro festa il giorno del martirio loro, che fu' alii quindeci di Giugno, circa gl'anni del Signore CCC. Imperando il gia' nominato Diocletiano."
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S. Vito e' molto
venerato e, oltre questa chiesa di Roma, sono ben quaranta le localita' che si
vantano di averlo come patrono.
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Reliquie del corpo del martire furono traslate da Roma in Francia e da qui nella
Sassonia, durante il regno di Ludovico il Pio.
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Altre furono recate in Boemia e nella Baviera, nonche' in Polonia, accolte
dovunque da Vescovi, prelati e folle di popolo osannanti. Il santo re Venceslao
volle che la monumentale cattedrale di Praga fosse dedicata a S. Vito e fece
collocare sull'altare principale una grande statua del santo.
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La citta' di Eboli custodisce con gran devozione alcune reliquie di S. Vito,
mentre da un suo frammento d'osso, che si trova a Polignano, emana un liquido
miracoloso.
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Moltissime citta' della Sicilia hanno la fortuna di possedere reliquie del nostro santo, come Palermo, Catania, Siracusa, Agrigento, Caltagirone, Ragusa, Acireale, Noto, Trapani, Marsala, Erice, Custonaci, Carini, Partanna, Regalbuto, Salemi e Chiaramonte Gulfi che custodisce un osso del braccio di S. Vito racchiuso in un braccio d'argento.
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PATRONATI DI SAN VITO
San Vito
è invocato in casi di: Epilessia, Corea (ballo di San Vito), Isteria, Ossessione,
Idrofobia, Tarantismo, Lampi e cattivo tempo, Incendi, Sterilità, Insonnia,
Enuresi notturna, Letargia, Morso di bestie velenose…
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E' protettore di: Farmacisti, Birrai, Albergatori, Bottai, Calderai, Muti e sordi, Vignaioli, Attori, Ballerini.